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30 November 2009 @ 07:47 pm
My friend with breasts (and all the rest) 1/2  
Titolo: My friend with breasts (and all the rest)
Autore: p_will
Beta: harleen313, mrs_toro_or, donna Caterina e sicuramente qualcun altro
Pairings: (girl!)Andy/Joe, girl!Andy/Pete, Matt Mixon/Renee from FuckCity (canon, yo)
Rating: NC17
Avvertimenti: genderswap, language, lemon, slash, OMG HET :D:
Conteggio parole: ~15.500
Disclaimer: Se Andy Hurley è mai diventato una donna, merciful fuck procuratemi le foto.
Note: *prende fiato* Tanto amore su mrs_toro_or per le minacce, sulla mia heterosexual lifemate per il fangirling immeritato, su harleen313 per l'infinita sopportazione, sui compagni di banco per il passaggio di bigliettini porno durante Leopardi, e su chiunque si sia sorbito le mie pippe mentali su questa fic. Vi devo molto.
E lode e gloria alla mods di bigbangitalia per aver espatriato il bandombigbang *si inQuina*

Sommario: Joe agitò una mano. « Intendo, per te Andy è attraente? »
« Stiamo parlando di prima o dopo l'incidente-ovaie? »
Si bloccò e ci pensò su. « Non lo so » ammise a bassa voce.

Andy ama Joe, Joe ama le donne. L'ovvia soluzione adottata dal destino è prestare a mr Hurley un nuovo corredo genetico e introdurlo alle gioie della femminilità.
Aggiungere cantanti esauriti, amici che se si impicciassero di meno sarebbe meglio, solidarietà tra batteristi, brutta biancheria, confusione pronominale, e Pete Wentz.

Fanart: awesome poster by chainer_morgana Duuuude lo amo immensamente *____* &squee;




My friend with breasts (and all the rest)

Lo scatto della serratura fece alzare a Patrick gli occhi dal giornale. Alla buon’ora, pensò con uno sbuffo; si alzò, piegò il giornale alla meglio, se lo mise sotto braccio e uscì sbadigliando dal cucinino.
Era normale che Andy si alzasse prima di lui, perché gli piaceva soffrire immensamente con i suoi allenamenti psicotici all’alba o direttamente perché non andava a letto affatto, perciò era normale che il primo turno in bagno fosse il suo; non era normale che ci stesse un’ora, e Patrick cominciava ad avere seriamente bisogno di andare in bagno o scendere dal bus e andare su quello di Pete per affrontare l’ignoto del suo bagno.
Aveva fatto bene ad aspettare.
Ciabattò lentamente fino alla porta ancora chiusa della toilette, fermandosi in mezzo al corridoio con le braccia incrociate e la pazienza al limite. Si sentiva tanto sua madre.
Ora, Patrick non era una persona mattiniera. Odiava la mattina molto cordialmente, e la sveglia che suonava dopo una nottata passata a cercar di prender sonno, la luce che entrava dalle finestre dritta sulla sua faccia, la macchinetta del caffè che non collaborava e tutto il resto. Quella notte, in particolare, si era addormentato all’alba e aveva scoperto che era rimasto solo il decaffeinato di Andy ed aveva aspettato una stramaledetta ora per andare in bagno, quindi non si sentiva particolarmente accomodante.
Perciò, quando Andy si degnò finalmente di uscire, calmo e tranquillo e come se non avesse un paio di tette che la sera prima non c’era - e sì, si vedevano chiaramente senza la maglia - chiedendo “Che c’è per colazione?”, fu perfettamente legittimo da parte di Patrick sbarrare gli occhi e lanciare in aria il giornale (e un urlo di qualche ottava più alto del solito).

***

…quindi era una donna.
Si guardò allo specchio per la millesima volta, aggrottando le sopracciglia mentre si studiava da capo a piedi. Non che fosse cambiato tanto, ma non c’era più barba, e aveva i capelli più lunghi, più curve spuntate del nulla ed era - pure - più basso.
Abbassò le braccia che aveva incrociato e toh, ecco, c’era anche quello di particolare spuntato dal nulla. Si pungolò distrattamente con un ditino quello che era il suo nuovo seno destro. Ce n’era anche uno sinistro. Non aveva mai sentito di seni che crescono durante la notte.
Ecco alla fine cosa ci guadagnavi a fare il batterista di Pete Wentz. Magari Patrick era fuggito da dietro la batteria e si era messo a cantare per quello…
No, Patrick era una persona seria, gliel’avrebbe detto altrimenti che c’erano effetti collaterali ad accettare le proposte di lavoro di Pete.
A proposito, da quanto tempo era chiuso il quel bagno…?
Oh be’, aveva il diritto di starci. Si era svegliato donna e non poteva nemmeno dare la colpa di tutto a qualche potente allucinogeno, aveva tutto il diritto di chiudersi in bagno e dare tranquillamente di matto.
Anche se non aveva dato particolarmente di matto. C’era stato un attimo di pura isteria quando si era accorto che pur cercandosi nelle mutande da un po’ non trovava niente per fare pipì - sveglia lenta, prima di una doccia non connetteva alla perfezione - ed era corso allo specchio e aveva pensato, semplicemente: cazzo.
Che era proprio il punto della situazione, il fatto che non ce n’era più uno e la… la Fatina dei falli o chissenefrega era passata durante la notte a toglierglielo e dargli in cambio due tette.
Pure piccole. Mica che diventasse una maggiorata, nooo, per carità.
Oltre al danno la beffa.
Poi dopo essersi reso conto di esser passato all’altro cinquanta percento di popolazione mondiale senza spiegazione apparente (ma nemmeno esistente, per quanto lo riguardava. E per quanto riguardava la realtà) si era fissato per un po’ allo specchio… e poi si era lavato i denti.
Dopo era tornato a studiarsi, ovviamente, ma più che altro perché aveva una donna sottomano non incline a schiaffeggiarlo se la palpeggiava apertamente e… perdio, aveva due tette! Sfido qualunque maschio a non voler approfondire l’argomento in un caso del genere.
Ma il corpo era il suo. Era la stessa pelle, gli stessi muscoli, gli stessi tatuaggi, lo stesso sangue, e quello era l’importante. Era sempre Andy. Rivoleva il suo vero corpo, certo, ma non voleva nemmeno sprecare l’occasione. E visto che non poteva farci nulla…
Tornò a toccarsi il petto. Uhm. Attraverso lo specchio occhieggiò dubbioso le sue nuove curve, poi i propri short con quello che sapeva esserci dentro, e poi l’orologio.
Era passata un’ora. Sospirò, gettò un’ultima occhiata al proprio riflesso e aprì la porta, diretto alla colazione.

*

Era tutto terribilmente… inappropriato.
Anzitutto Pete doveva smetterla di fissare le- le nuove… di Andy, come se non avesse visto mai niente del genere. In senso lato, ovvio che non avevano mai visto niente del genere, ma a conti fatti erano tette e-
« Sicuro che non posso toccare? »
« Sì. »
- INAPPROPRIATO. Oh santo cielo, Pete era serio.
Era inappropriato che Patrick stesse a mani congiunte sopra il tavolo con la calma di un Buddha ad un passo dal Nirvana, la calma di chi ha già visto di tutto ed è passato Oltre. Ma poteva anche essere l’orlo della nevrosi, Joe non se la sentiva di escluderlo.
E poi c’era Andy. Andy era la cosa più inappropriata di tutte.
Andy che se ne stava lì, con la sua tazza di tè in mano e gli occhiali che continuavano a scivolargli lungo il naso, a leggere il giornale, e…
Dio santo, Joe si era strozzato con una ciambella quando l’aveva visto entrare, ed era ancora abbastanza addormentato da averlo scambiato per un incubo! Andy come minimo avrebbe dovuto urlare, o… o dare di matto, od avere una reazione più consona alla sua… condizione.
Non era giusto. Queste cose non capitavano agli altri. O se gli capitavano, avevano la decenza di costernarsi e comportarsi in maniera consona, tutti quanti. Joe non aveva tempo di costernarsi per tutti e tre! Aveva già abbastanza di che preoccuparsi da solo.
« Almeno posso dare un’occhiata? »
Andy bevve un sorso e girò pagina. « Ti chiamo quando mi cambio. »
Joe sbatté - forte - la fronte sul tavolo. Ogni tanto era quello che gli veniva voglia di fare, prendere a testate qualcosa, sembrava potesse far bene. Non faceva bene.
Gli altri lo fissarono. « Se vuoi chiamo anche te » lo rassicurò Pete.
« Non- ARGH. »
Nemmeno nella follia riuscivano ad essere normali.
« La stai prendendo male » constatò Andy, dall’alto della sua intelligenza. « Patrick ha fatto meno storie. »
« Certo » sospirò Patrick. Aveva uno sguardo preoccupantemente distante. « Mi hai solo sbattuto le tue tette in faccia ad un’ora improponibile del mattino, perché avrei dovuto prendermela. La leggi la sezione Spettacolo? »
Andy spaginò e tirò fuori le pagine finali, le piegò e gliele porse. « Tette sbattute in faccia? » chiese Pete guardando accusatorio Andy.
« Punti di vista. C’è rimasto un po’ male anche lui. »
« “Male”! » strillò Joe, la voce un po’ stridula. Considerò vagamente se tornare o no al piano iniziale, ossia prendere il tavolo a capocciate fino a perdere i sensi. « “Prenderla male”! Andy, in nome di tutte le cose assurde che ho visto, sei una donna! »
« Credevo l’avessimo appurato quando sono entrato dicendo “Buongiorno” e Pete si è sbrodolato addosso tutto il caffè cercando di fischiarmi. » Però chiuse il giornale e lo mise via, imitando la posizione di Patrick a mani incrociate sopra il quotidiano.
« Te lo meritavi » annuì fermamente Pete « Non vedevo un culo del genere da mesi, amico. »
« Urrà » mormorò Patrick.
Joe ogni tanto ancora si chiedeva come quella era diventata la sua vita. Poi si rispondeva “perché sei un idiota che non sa dire di no” o “perché Pete ti ha fatto il lavaggio del cervello” (probabile correlazione tra le due cose) e tornava a fare quello che stava facendo; di solito era un commento di gioia incredula, un grazie di aver scelto me. Al momento era l’opposto.
Si prese la fronte tra le mani. « Qualcun altro qui dentro si è accorto che non è normale? » Era davvero curioso di sentire la risposta.
« Anche l’autocombustione non è normale, eppure c’è gente che prende fuoco da sola » alzò le spalle Andy.
« Tu non stai paragonando un cambio di sesso spontaneo all’autocombustione. »
« Son contento che mi sia successa la prima, oserei dire. »
« Ma sei già abbastanza smokin’ hot così » ghignò Pete. Venne prontamente ignorato.
« Magari è un problema di cromosomi » continuò imperterrito Andy. « Ci sono donne che vanno a farsi visitare perché non capiscono cosa c’è che non va nel loro ciclo e scoprono di avere dei testicoli. »
Al che anche Patrick smise di leggere per guardarlo incredulo da sopra gli occhiali. « Hurley, sul serio. »
« Non hai scoperto di avere delle ovaie, o di essere mezzo donna- »
Pete diede un colpo di tosse molto articolato che suonava tanto come il sospetto c’era.
« -ti sono spuntate delle ovaie, da sole, in una notte. E nemmeno solo quelle! »
Andy incrociò le braccia con aria cocciuta; Patrick ebbe un tic al sopracciglio e Joe si sforzò, per la propria sanità mentale, di non notare come il gesto aveva teso la maglia di Andy in maniera… rappresentativa. « Sì, bene, sai spiegarmelo tu il motivo? »
Gli stava facendo venire l’emicrania. Capiva come dovesse sentirsi Patrick ad essere il co-tutto di Pete. « Andy, andiamo! »
Andy alzò le sopracciglia, in attesa di una vera risposta, col suo sguardo da cosa, COSA che di solito - anche lui - riservava solo a Pete. Joe non poteva credere che Andy stesse delirando e stesse comparando lui a Pete.
Nonostante ciò non c’era davvero una risposta che potesse avere senso. Non ce n’erano nemmeno di prive di senso - biscotti della fortuna? maledizione di famiglia? segreto della Massoneria dei Batteristi? - e se anche ne avessero trovata una, probabilmente sarebbe stato difficile crederci.
« Più che altro » disse Pete nel suo tono da lavoro, con fare pratico « possiamo ancora suonare? »
Per la prima volta da quella mattina Joe vide Patrick accigliarsi. Il cantante raddrizzò la schiena e si avvicinò al tavolo, e intanto Pete tirava fuori il sidekick dalla tasca della felpa e lo apriva. « Questa cosa non deve uscire di qui. »
« “Di qui” è una parola grossa, Stump » mormorò Pete con gli occhi sul display e le dita sui tasti. « Diciamo che non deve arrivare ai media. O ad internet, che è peggio. » Alzò brevemente il capo e fece un sorriso tutto denti. « Ho i miei primati da mantenere. »
« Io non ho intenzione di cancellare un solo concerto » disse Andy risolutamente. Pete annuì, in approvazione, e tornò al suo sidekick.
Patrick si rabbuiò, in una perfetta rappresentazione dei pensieri di Joe al momento. « Non è la cosa migliore per non far sapere tutto » disse, poi aggiunse più piano « ma nemmeno a me va di annullare le date. »
« Patrick, posso gestirlo. »
Joe voleva controbattere che era una pazzia, che allora potevano semplicemente fare un comunicato stampa, sarebbe stato meno imbarazzante e doloroso, ma si bloccò. Se c’era una cosa di cui aveva sempre avuto la certezza, sin da quando aveva quindici anni e non aveva idea di come stare su un palco, era che Andy manteneva quello che prometteva - e nei pugni stretti sopra il giornale dimenticato, nella durezza della sua espressione c’era tutta quella decisione che metteva in ogni stronzata.
Si morse un labbro.
« Dovrai farti sistemare la batteria » disse infine, ed Andy gli sorrise. Non sarebbe dovuto essere così sollevato nel vederlo rilassarsi mentre discuteva con Patrick se spostare o no più indietro la piattaforma della batteria, significava solo guai.

*

Il piano era piuttosto semplice: tenere Andy il più lontano possibile da chiunque.
Scoprirono che di modifiche da apportare al suo set non ce n’erano, perché era rimasto pressoché alto come prima, che era anche uno dei motivi per cui gli permettevano di girare in pubblico senza un sacchetto in testa. Come Mixon non aveva avuto il cuore di dire - dopo aver riso per cinque minuti d’orologio ed aver preteso di vedere sotto la maglia di Andy (ed Andy l’aveva accontentato, perché lui non allunga le mani, Pete) - e Pete era stato invece deliziato di far notare alla prima occasione, nel complesso c’era ben poco di diverso.
La barba era andata via; aveva i capelli vagamente più lunghi e tendenti al rosso del solito, e un po’ meno crespi; aveva un paio di centimetri in meno, le spalle e la vita erano più strette, i fianchi più rotondi. D’altro canto, nessuno avrebbe fatto caso ai capelli, le barbe si tagliano, e con le maglie e i pantaloni troppo grandi che portava sempre non si sarebbe notato niente, nemmeno l’accenno di seno.
Gli occhiali poi, uniti ad una discreta dose di capelli davanti alla faccia, avrebbero dissimulato i lineamenti più dolci, le sopracciglia più sottili, il naso appena più piccolo.
Era una fortuna che Andy senza barba fosse sempre sembrato un po’ effemminato.
Perciò il piano, ad un livello più pratico, consisteva nell’evitare che Andy stesse troppo sotto gli obiettivi e vagasse tra la folla, tutte cose di cui era più che contento. Bastava inquadrarlo un po’ meno, farlo arrivare tardi ai m&g e il gioco era fatto; ai fan - « Non che tu ne abbia così tanti » aveva ribattuto Pete, Andy aveva scrollato le spalle, e Joe si era sentito immotivatamente offeso in sua vece - sarebbe scocciato, ma chi aveva voglia di criticare avrebbe trovato comunque qualcosa da ridire e gli altri avrebbero compreso.
Solo che Andy aveva problemi ad accettare l’imposizione di suonare vestito.
« Non ti sto dicendo di metterti un cappotto, ma una felpa- »
« Cazzo no Wentz, sei tu che sei atermico, la gente normale suda quando si muove sotto i riflettori! »
« E allora suderai » aveva detto Patrick, che di felpe che facevano sudare sotto i riflettori ne sapeva fin troppo, e nessuno degli altri aveva osato proferir parola sotto quello sguardo cattivo.

*

C’era anche la questione del nome.
« Come vuoi farti chiamare? »
Andy non aveva nemmeno spostato lo sguardo dal gioco. « Natasha. » Mira, spara, ricarica.
Mixon invece, il traditore, mise in pausa la partita con la scusa di avere un argomento importante di cui parlare, tutto per non ammettere la sconfitta. Schiacciante sconfitta. Andy lo picchiò con il controller.
Pete intanto si sedette sul tavolinetto davanti al divano senza preoccuparsi di schiacciare bicchieri vuoti o residui di pasti, puntò i gomiti sulle ginocchia e le mani sotto il mento e sorrise nella maniera che faceva venire voglia alla gente di arretrare. « Allora, io pensavo Wendy. »
« Chiamaci Ryan » si limitò a dire Andy, e riprese il gioco (con o senza Mixon). Ma Pete scivolò un palmo più a sinistra, facendo cadere qualche custodia di dvd, e si piazzò davanti allo schermo in modo da rompere i cosiddetti anche a chi non ne aveva più. Andy ringhiò esasperato e spense direttamente il televisore.
« Non vedo perché mi serva un altro nome » bofonchiò, sprofondando un po’ nel divano con le braccia incrociate sullo stomaco.
« Perché così, se qualcuno nota la ragazza che gira con noi, non ci prende una sincope ma possiamo dire che sei Wendy, la cugina o sorella o zia o figlia o parrucchiera di chicchessia » disse ragionevolmente Matt.
« Perché io mi annoio » disse Pete.
« Niente Wendy. Prova a dire Trilli e ti spacco il basso in testa, Pete. »
« Dobbiamo trovarti qualcosa di attinente » rifletté Matt, picchiettandosi il mento con un dito. « Andrew John… che ne dici di Jinny? »
« O Gina » disse Pete.
« Jen. »
« Joan. »
« Jeanne. »
« J- no, momento, Jeanne no. »
« No, vero, scusa. »
« Meglio Jane allora. Come Hermione! »
« Chiamatemi Andrea e basta o altrimenti non mi giro » sospirò Andy per non sentirli più. Gli altri due cretini sorrisero soddisfatti che l’allegro teatrino l’avesse fatto capitolare.
« Lo sappiamo che sei un po’ tonto, Andy » lo rassicurò Pete.
« Ma anche perché voi non vi ricordereste mai un nome più difficile » continuò il batterista con un sorrisetto.
E a quello non potevano dire nulla.

*

(Pete lo disse a Patrick, che non batté ciglio, lo disse a Joe, che balbettò un po’ di cose che Pete non rimase a sentire, lo disse a Charlie e lo disse a Dirty. Solo che convinse Dirty che Andy voleva farsi chiamare Wendy e poi lo mandò al suicidio.
Probabilmente l’impronta della scarpa di Andy non se ne andrà mai del tutto via dalla pancia di Dirty.
Nemmeno da quella di Pete.)

***

Andy aveva un grosso problema.
Metaforicamente - a ben vedere era un problema discretamente piccolo, ma era un problema grave.
Gli serviva un reggiseno.
Dopo attento esame - ed un parere professionale da parte di Pete - aveva deciso che portarne uno fosse superfluo; una felpa larga sopra una t-shirt avrebbe sortito lo stesso risultato.
Poi c’era stato un soundcheck: lì aveva capito che grosso problema o no, senza un supporto di qualche genere non sarebbe arrivato a fine set. Non credeva ci fossero tutti quei muscoli che potevano dolere, era come se gli fossero passati sul petto con una bicicletta.
Ora, il fatto in sé non era inconcepibile, Andy sapeva come entrare in un negozio, scegliere un oggetto e pagare, fosse pure biancheria. Il punto era che era stato così sciocco da parlarne con Matt, e Mix era stato così idiota da parlarne con la sua ragazza.
« Che significa che sta arrivando? » Si bloccò con un paio di enormi occhiali da sole a metà strada verso il naso, guardando Matt con gli occhi sbarrati.
Matt fece un sorriso nervoso. « Ups? »
Andy continuò a guardarlo fisso.
« Dice di metterti scarpe comode e portare il portafoglio buono. »
Dio. Inforcò gli occhiali, afferrò il cappello dal tavolo e aprì la porta con lo spirito della missione suicida.
Almeno Mixon avrebbe sofferto con lui.

*

« È una cosa che aspetto da così tanto, non avete idea » esclamò Renee, girando allegramente il volante per parcheggiare davanti alla loro meta.
« Che Andy cambiasse sesso? »
Renee degnò Mixon di appena un’occhiata attraverso lo specchietto retrovisore. « Ah, ah, ah. Spiritosone. » Spense il motore e buttò le chiavi dell’auto in borsa. « Per quanto sia divertente ruttare insieme a voi e guardarvi rotolare nel fango, ci sono anche altre cose nella vita. »
« Come portare i tuoi amici a comprare mutande? » borbottò lugubremente Andy.
Renee sorrise. « Non riuscirai a rovinarmi questa giornata, anche perché il solo guardarti mi fa venir voglia di buttarmi per terra a ridere. » Aprì la portiera, scese dalla macchina e appoggiò il gomito al tettino per sporgersi e guardare dentro. « Alziamo il culo? »
Con molta riluttanza, i due si slacciarono la cintura e scesero dall’auto. Andy si aggiustò gli occhiali alla luce del sole, contemplando il bagliore dell’insegna di dubbio gusto che svettava sopra le loro teste. « È… agghiacciante. »
« Disse quello con gli occhiali da sole di mia nonna » proseguì Renee. « Se ci resta tempo andiamo a comprarne un altro paio, sappilo. » Detto questo partì baldanzosa alla volta delle lucide porte a vetri del negozio.
Da uomo, Andy non aveva mai creduto di potersi trovare a disagio in un negozio di biancheria, non con manichini scosciati e poster di donnine en deshabillé in ogniddove, ma non aveva mai contemplato l’ipotesi di doverci entrare come acquirente. Visto dall’altra parte della barricata perdeva tutto il suo fascino.
« Cos’avevi in mente? » domandò Renee intanto che li guidava in un percorso a ostacoli fatto di espositori e cartelli promozionali.
Andy si guardò intorno: scaffali di push-up a destra, tanga a manca, e un’inquietante mole di pizzo ovunque posasse gli occhi. « Niente di tutto ciò? »
Le spalle di Renee si afflosciarono leggermente. « Sai cosa? Contrordine, con quelle facce da triglie morenti mi state rovinando la giornata di shopping. »
« Non riuscirai a farci sentire in colpa per così poco » disse Matt, che già stava cominciando ad avere un’espressione colpevole. Forse perché stava fissando i poster pubblicitari con gli occhi un po’ troppo spalancati.
« C’è qualcosa di meno… intarsiato? » Prese un reggiseno a balconcino color malva con le spalline in pizzo, a dimostrazione. « Io devo schiacciare, qua, non costruirci un davanzale. »
E come tradizione vuole, da dietro un espositore o magari da una botola dai meandri della terra apparve una commessa, con il suo completo nero, la targhetta, i capelli legati e un sorriso troppo brillante per non essere professionale. « È davvero un’ottima scelta, signorina. »
Nell’ordine, Andy sbiancò, Mixon sussultò, e Renee batté insieme le manine con aria fin troppo contenta. Ricambiò lo sguardo di puro smarrimento di Andy e si rivolse alla ragazza. « La ringrazio, ma la mia amica- » Mixon si voltò e cercò di soffocare la risata nella sciarpa mentre Andy si premurava di camminargli sopra un piede « -cercava qualcosa di più sobrio, per fare sport, sa. »
La commessa annuì. « L’intimo sportivo è da questa parte, dove potete trovare anche una piccola esposizione di costumi da bagno. Qualora fosse interessata a modelli più provocanti come questo… »
Andy era partito a “questa parte”. Non sopportava i commessi in generale e dover comprare vestiti, soprattutto vestiti che non aveva voglia di comprare ma doveva perché erano rotti o persi o proclamati di proprietà altrui per usucapione; la commessa delle mutande provocanti proprio no. Vagò un po’ con Mixon dando uno sguardo qua e là finché Renee non li raggiunse, con l’aria vagamente irritata. « Voi e l’educazione non vi siete mai presentati, vero? »
« Ci presenteremo, basta che usciamo in fretta » mugugnò Andy. Prese dei completi a caso e fece per andare verso il cartello “camerini”, ma Renee fece un ghigno assolutamente malvagio che lo distrasse.
« Oh, certo » disse « Abbiamo un po’ di cosette da provare. » E tirò su una bracciata di pizzi e crinoline di colori improbabili come pesca e rosa shocking.
Doveva capirlo che sarebbe andata così, pensò Andy. « Come ti pare » acconsentì, perché aveva imparato da tempo che sfidare Renee portava solo a conseguenze infelici (talvolta anche per lei), e si girò nuovamente verso i camerini.
Nemmeno tre passi ed era di nuovo costretto a fermarsi.
« Mix, non vuoi davvero entrare con due donne in uno spogliatoio » lo assicurò Renee. « Non vuoi davvero farci cacciare dal negozio per presunti atti osceni. »
« Non sia mai » ghignò allo sguardo vagamente speranzoso di Andy. « Voi andate pure, io… » gesticolò verso i poster delle donnine (o le clienti?) « …troverò un modo per ammazzare il tempo. » Poi rise in silenzio ai gestacci che Andy cercava di lanciargli da dietro la schiena di Renee mentre procedevano finalmente verso i camerini.

*

Renee gli passò un top con aria afflitta. « Tu non ti rendi conto, ci sono donne che ucciderebbero per una pelle come la tua. »
Andy fece un’espressione stranita, ma si limitò ad un “oooo-kay” e prese docilmente l’indumento; lo provò, ignorando totalmente lo specchio che copriva tutta una parete del gigantesco scompartimento per verificare piuttosto quanta libertà di movimenti avesse. Uhm, troppo stretto.
« È così liscia » continuò Renee, lo sguardo malinconico. « E non hai nemmeno un pelo. »
« Non che prima fossi lo yeti… » mormorò Andy, togliendosi il top e prendendo un reggiseno a fascia dal mucchio di capi ammassati sulla sedia del camerino. L’occhio gli cadde sullo specchio.
Aveva, effettivamente, un bel corpo: la vita stretta, la pancia piatta… non molto di diverso da quand’era uomo, solo che tutto in proporzione femminile. E aveva le tette piccole. Era un’ingiustizia totale, avesse mai sognato di diventare donna si sarebbe immaginato con una terza minimo.
Almeno non lo impicciavano mentre suonava.
« Questo vuol dire che in realtà sei donna dentro » annuì saggiamente. « È un segno, abbraccia la tua femminilità ed entra a far parte della nostra comunità di figlie della grande madre. »
La fissò attraverso lo specchio. « Hai parlato con Pete? »
Renee gli fece la linguaccia e poi rise. « Niente abbracci, ho capito. Ma devi ammettere che qualcosa vorrà dire. »
Che è la tua unica possibilità. Che con l’altro corpo, con il tuo vero corpo, non c’è nessuna speranza…
« Che sto vivendo un’assurdità, ecco cosa. D’altronde sono anni » disse. Non si era reso conto della vena d’amarezza di quelle parole finché non le aveva pronunciate ad alta voce. Fece una smorfia al proprio riflesso e indossò il reggiseno nero.
« Ti sta bene » disse gentilmente Renee, glissando sull’ultima parte. Sollevò altri due pezzi e li studiò con fare critico. « Giallo o grigio? » Sghignazzò quando Andy le strappò di mano il capo grigio. E pensare che quello giallo era molto più sobrio, e non aveva i ferretti - che uomo facile da manovrare.
« Questi cosi sono il male » ringhiò Andy dopo un po’. « Ero convinto che a fare da soli fosse più facile, ma sono male da qualsiasi parte li prendi. Perché li portate. »
« Perché, mia giovane padawan, ci sono scopi più alti di noi. »
« Trombare? »
« Esattamente. »
Andy alzò gli occhi al cielo, facendo ridacchiare di nuovo Renee, lottò ancora un po’ con il reggiseno e infine dichiarò sconfitta, se lo tolse e lo buttò sulla sedia. « Che mentalità prettamente maschilista » la canzonò.
« Questa » disse « è una mentalità prettamente frustrata. Capirai di cosa sto parlando » aggiunse con un sorrisetto quando Andy fece un verso poco convinto. « E ora le mutandine! »
« Non ho bisogno di nuove mutande » disse in fretta Andy, guardandola atterrito tirare fuori dalla pila di vestiti una serie di pezzi dai colori sempre meno dignitosi.
« Hurley, sono perfettamente lisce, tinta unita, senza pizzi e disegni e di cotone: sii uomo, ma soprattutto sii ragionevole. » Gli mise davanti al naso un paio di mutande rosse.
Oh, ormai.
Con un grugnito di sconfitta iniziò a slacciarsi i pantaloni. Renee sorrise raggiante.

*

Il contenuto delle buste giaceva riversato sul tavolo del bus in maniera disordinata, tra involucri stropicciati e lattine di birra e Coca. Al ritorno dalla loro spesa di necessità - e dalle varie deviazioni ricreative - si erano fermati ad un take-away vegano per prendere da mangiare per tutti. Si prospettavano molte poche uscite, ora che c’era Andrea.
« -e allora Mix rimane impigliato nella giarrettiera, con la cintura, e la tizia svolta l’angolo per controllare il casino e lo trova con la faccia tra le gambe del manichino che si ravana nei pantaloni- »
« Non ero con la faccia-! »
Patrick si fece uscire la birra dal naso mentre Joe singhiozzava con il viso nascosto nella spalliera del divano, e Pete rideva troppo forte rovesciando altre buste sul tavolo nella sua entusiastica opera di revisione degli acquisti. Renee indicò Matt con la sua forchetta, asciugandosi gli occhi con la mano libera, e infierì nell’ilarità generale « Eri! Assolutamente eri, innegabilmente eri! Avevi il naso praticamente nelle mutande del manichino, e la commessa ha, tipo, squittito quando ti ha beccato… »
Mixon le tirò un tovagliolo unto con l’unico risultato di farla ridere più forte, e di provocare a Patrick dei singulti soffocati veramente preoccupanti. Stava diventando viola.
« Ma la cosa peggiore è che il dannato affare si è rotto » borbottò cupamente, incrociando le braccia e sprofondando nella sua parte di divano, la testa incassata tra le spalle, in una maniera che sarebbe stata più efficace se non fosse stato così alto. « Ed ho dovuto comprare tutto perché “è un completo, signore, vanno insieme!” »
Scoppiarono di nuovo tutti a ridere, con gran borbottio di Mixon, finché Pete non tirò fuori la testa dall’ennesimo sacchetto e alzò una cosa in modo da farla vedere a tutti. « È così che queste sono finite qui dentro? »
« No, quelle sono di Andy » spiegò Renee con tutta calma.
Gli sforzi di Patrick per riprendere a respirare finirono tutti al vento, e riprese a singultare e rischiare il soffocamento; Pete aveva pallato gli occhi per tre secondi prima di gettare il capo all’indietro e ruggire di risate, al contrario di Joe che non riusciva a farsi tornare gli occhi a grandezza normale, o chiudere la bocca, o fare un pensiero coerente. Ma l’acuto - l’ultrasuono - indignato di Andy era stata la cosa più sublime.
« Tu, manipolatrice! Quando le hai prese! » strillò, lanciando il piatto per terra per correre a strappare il tanga bordeaux dalle mani di Pete. Pete glielo lasciò, sempre ridendo, e si tuffò a recuperare dalle profondità della busta il reggiseno coordinato, con dei fiori di pizzo più scuri su tutte le coppe (imbottite) ed un fiocchetto - un fiocchetto! - al centro della scollatura.
« Quando nella tua infinita ingenuità mi hai mollato la carta di credito con un “fai tu, io mi sono rotto il cazzo”! » cinguettò con deliziata malignità. Poi si sporse sopra il tavolinetto fra i divani e dette qualche colpo sulla schiena di Patrick, perché sembrava che stesse rantolando.
Andy aprì la bocca un paio di volte, a vuoto, fissando il filo interdentale che aveva tra le mani e poi il reggiseno che sventolava Pete e poi di nuovo il tanga, incapace di trovare qualcosa da dire. Porca merda, voleva dire con calore la voce che - come l’avrebbe definita in altre circostanze - parlava per il suo uccello, ma c’era la parte che aveva dovuto lottare per cinque minuti con un gancetto che giurava mai, una trappola del genere non la metterai MAI. Ah, il dramma di un uomo.
Il vero uomo con il vero dramma, in realtà, era Joe.
Per un attimo era stato certo, matematicamente sicuro, di essere impazzito. Di pazzia quella brutta, non del genere cui era abituato.
Per un attimo, aveva visualizzato in vividi particolari l’immagine di Andy - Andrea con quel completo addosso, e non l’aveva trovato… ridicolo, o grottesco, inquietante o semplicemente stupido. Aveva visualizzato il suo migliore amico senza vestiti e il suo primo pensiero era stato io me la farei.
Gli corse un brivido lungo la schiena, e non sapeva se fosse peggio l’oggetto del suo rabbrividire o il non capire se fosse colpa del disgusto o… o di altro. Si accorse di avere la bocca spalancata e la chiuse, grato che le imprecazioni di Andy contro Renee distogliessero da lui l’attenzione. Non sapeva che faccia potesse avere.
Era stato come non avere controllo del proprio corpo, dei propri pensieri, e non era stato piacevole; capiva lo straight-edge, se serviva a fuggire sensazioni del genere.
Possibile che questa- questa cosa, la trasformazione, avesse avuto ripercussioni su di lui? Come un’onda d’urto, su tutti loro. Avrebbe spiegato lo sprazzo di desiderio di vedere Andy in un reggiseno di pizzo.
Ma Mixon lo trattava ancora come un ragazzo, Patrick era come immune, e Pete si sarebbe comportato così con qualunque ragazza, non davano segno di avere pensieri del genere.
Si sfregò gli occhi, decidendo che era stanchezza. Sarebbe andato a dormire presto, avrebbe passato la giornata a provare e leggere vecchi Rolling Stones e la sera avrebbero suonato come sempre.
Per buona misura, posò la birra sul tavolino.

***

Era il suo primo concerto da donna. Era- …non sapeva spiegarlo.
Era come essere fuori di sé e dover imparare tutto di nuovo, a camminare, parlare, respirare, ed era come se fosse la prima volta e non ci fosse niente di più bello e terrificante. Le forme che aveva erano quelle di un altro, ma il sangue che rombava nelle sue orecchie, il respiro che bruciava nei polmoni, il battito del cuore, più forte di qualsiasi amplificatore o batteria, era il suo.
Dovrei scriverlo sul blog, pensò, poi si aggiustò la fascia stretta sotto la maglia, sistemò i due strati di calzini che servivano a non fargli traballare le scarpe, e pensò o forse no.
Patrick stava fissando corrucciato il suo mp3, in quel momento appena prima del concerto in cui era troppo nervoso per riuscire a provare e troppo preoccupato per staccarsi dalle cuffie senza un ultimo ascolto; Joe stava accordando la chitarra, preciso, metodico, ma continuava a lanciargli occhiate quando non guardava e quando credeva non guardasse, con un’espressione ansiosa; Pete era da qualche parte, a scaricare la tensione, o a parlare per l’ennesima volta con i tecnici per ricordargli, qualsiasi cosa facessero, di non mandare mai le inquadrature di Andy sugli schermi.
Arrivò dopo poco, con il basso a tracolla e le mani in tasca, l’aria insolitamente grave. Annuì, e tutti si alzarono.
Persino Charlie sembrava più serio del solito; fece un cenno verso di loro, poi verso il palco, diede un ordine ai tecnici delle luci, alzò tre dita.
Due.
Uno.

*

Andy era una furia, non aveva mai suonato così - non bene, non meglio, semplicemente così - e Joe non si era mai ritrovato prima ad essere calamitato irrimediabilmente verso di lui.
Staccare gli occhi da lui- lei- Andy sembrava impossibile: che stesse salutando il pubblico, strillando nel microfono, che stesse saltando o suonando, se smetteva di concentrarsi per un secondo si ritrovava con gli occhi incollati su Andy.
Doveva stare veramente male.
Non era passata, per niente, pareva quasi peggio ed era certo che fosse colpa di Andy. Sua non era, non poteva farci nulla, perciò doveva essere in qualche modo colpa del batterista.
È normale, si era detto. Andy era uno dei suoi migliori amici - era come un fratello maggiore - ovvio che tenesse a lui in maniera particolare, era una persona affettuosa, aveva tanto affetto per i suoi amici. Aggiungici un paio di occhioni belli e due labbra rosa ed era comprensibile un po’ di scombussolamento emotivo: d’improvviso aveva tanto affetto per una ragazza, il che poteva portare a confusione. Anche ormonale.
Sarebbe stato così per chiunque. Se Patrick fosse diventato donna, ad esempio, si sarebbe trovato ugualmente spiazzato. Sicuramente sarebbe stato attratto da…
Dai suoi tatuaggi e i muscoli che li rendevano vivi, dei capelli di un rosso profondo che gli nascondevano gli occhi…
Cristo, era malato.
Ma Andy- Andrea, era così bella. Viva, inarrestabile, energia in movimento in un turbine di colori.
Era chiaramente colpa sua. O così, o l’avevano drogato.
Essere attratti dal proprio migliore amico-momentaneamente-amica era sbagliato, e un incidente, e di sicuro in cima all’elenco di cose che rendevano qualcuno una brutta persona.
Ma era solo un piccolo stordimento, e sarebbe passato. Non c’era bisogno di preoccuparsi.
Perciò scambiò un’occhiata con Pete e Patrick e si buttò nella canzone successiva, concentrato e determinato.
Sistemando la chitarra in modo che coprisse le cose assolutamente sconvenienti che stavano accadendo dentro i suoi pantaloni.

***

Le abitudini di Andy non erano cambiate così tanto: batteva ancora Mixon e Dirty ai videogiochi, andava a letto all’alba, si allenava allo stesso modo (benché avesse dovuto diminuire i minuti di corsa e alleggerire i pesi. Stupidi muscoli più deboli. In compenso però lo stretching gli veniva molto meglio) e mangiava le stesse cose che gli procuravano occhiate sospettose da, be’, chiunque.
Per questo motivo, quando Joe salì sul suo bus in cerca di Patrick, se lo ritrovò mezzo nudo in piedi nel cucinino a trafficare con il microonde.
Subitissimo non ci fece caso, anzi aveva alzato una mano per salutare mentre lo superava nel corridoio per andare a vedere se in camera di Patrick ci fosse un jack per il suo amplificatore. Poi si bloccò, subentrò il fattore Andy è senza maglia (normale) e quelle sono le sue tette (novità), la bocca gli si seccò e il suo sangue iniziò a fare cose bizzarre, come cercare di affluire contemporaneamente su verso le sue guance e giù verso Cose Sconvenienti.
« Hey » lo salutò Andy tirando fuori dal forno una merendina.
« Nngh » rispose con sentimento Joe, cosa che fece voltare Andy, cosa che gli diede una visione frontale del seno del suo migliore- sua- amic…o?, cosa che lo fece uscire bruscamente dalla sua piccola trance come se avessero premuto un interruttore. « Santoddio, ti vuoi coprire? »
Andy inarcò un sopracciglio.
Uno avrebbe detto che fra i due quello che era una donna non era il batterista.
Andy abbassò gli occhi. Sì, non aveva niente addosso, ma davvero - poteva capire tutta quella scena se avesse avuto almeno la stramaledetta terza, ma così. Poggiò la merendina su un tovagliolo accanto al microonde e tornò a Joe. « Che c’è? »
Era una sua impressione o Joe aveva squittito?
« Vestiti! » esclamò, fissando con estremo interesse un punto del muro vicino al ginocchio di Andy. Si accorse di non sapere dove mettere le mani, che improvvisamente sembravano due affari grandi e goffi e inopportuni, sospesi stupidamente a mezz’aria, e se le infilò in tasca in un’imitazione involontaria di Pete. « Per favore » aggiunse poi automaticamente.
Andy lo guardò stranito, ma andò comunque a cercarsi qualcosa da mettere. Insomma, non era così grave da scandalizzarsi, cioè…
Non ci aveva fatto apposta. Era la verità: semplicemente, così - donna o no - era più a suo agio.
…questo non voleva dire che non avesse pensato di approfittare della situazione. Quando aveva sentito la porta aprirsi, e dei passi che potevano essere solo di Joe, si era detto okay, proviamo e come uno stupido aveva sperato di ottenere… qualcosa. Be’, una reazione l’aveva ottenuta, solo che abbastanza lontana dalle sue stupide aspettative. O Joe era un gentiluomo, o una dannata verginella-
(O è gay, sussurrò una vocina nella sua testa che sapeva tanto di speranza. Un’altra vocina, più amara, scoppiò a ridere tanto forte da scacciare la prima.)
-o comunque, qualsiasi cosa gli passasse per la testa, non era quella di sbatterlo contro il muro e infilargli la lingua in gola.
Prese una felpa dalla sua borsa, scocciato, e tornò indietro mentre se la infilava.

*

« Che c’è? » gli ripeté Andy.
Joe aprì la bocca e tentò di articolare qualcosa, ma non ne usciva alcun suono. Riprovò. « Puoi allacciartela? » Non era quello che aveva in programma di dire, ma- era una cosa che gli premeva, ecco.
Con la felpa slacciata che gli scivolava sul petto candido incorniciandogli il cuore col cartiglio non riusciva a concentrarsi molto.
Tu sei una brutta. Persona. Malata. si disse.
Andy gli lanciò uno sguardo strano, irritato, anche se non capiva perché, e si tirò su la zip con un gesto secco. La tirò su a mala pena fino a metà tatuaggio, e a quel punto Joe capì che non sarebbe servito a nulla insistere e che doveva rassegnarsi a sostenere una conversazione con Andy fissando la merendina che aveva abbandonato sul ripiano o beccarsi un pugno in faccia.
Senza aspettare il terzo che c’è? chiese: « Sai dov’è Patrick? »
Gli pareva che le spalle di Andy si fossero abbassate impercettibilmente, ma non poteva dirlo con certezza; con certezza poteva dire solo che nella merenda di Andy c’erano mirtilli e se ne vedevano tredici pezzi sul lato superiore.
« Pete gli ha chiesto di portare a passeggio Hemingway. »
« Oh, uhm. Grazie. » Arrischiò una sbirciata alla sua faccia - neutra e impassibile - e lo sguardo gli sprofondò inesorabilmente dentro la sua scollatura. Non c’era nemmeno una scollatura! Che cavolo aveva da guardare tanto?! « Sì, grazie, ciao. »
E fuggì via.
A pochi metri dal bus vide Patrick che si stava avvicinando con un sacchettino scuro ben stretto in una mano e il guinzaglio del cane che gli trotterellava davanti ai piedi nell’altra. Gli corse incontro. « Tu, Stump, dietrofront e seguimi. »
« Joe, devo buttare questa roba e questa bestia è un emissario del demonio, giuro- »
Lo raggiunse, gli strappò di mano il guinzaglio di Hemingway e il sacchetto dei bisogni, che buttò da qualche parte dietro un bus senza neanche fermarsi. Patrick rimase per un attimo impalato, a mani vuote, a sbattere le palpebre nella sua direzione, poi alzò gli occhi al cielo e gli andò dietro.
Joe rallentò, sia per farsi raggiungere che per grattare le orecchie del bulldog che gli saltellava felice sopra le scarpe. « Hem, non ti preoccupare, c’è zio Joe che ti salva da quel cantante senza cuore… »
« Grazie, anche da parte sua » lo canzonò Patrick. Camminarono per qualche minuto in un silenzio confortevole, con le macchine e Hemingway a fare da sottofondo all’attesa.
« Sto impazzendo » annunciò infine Joe.
Patrick annuì.
Joe non si sprecò nemmeno a ridere o mandarlo a quel paese, il che era grave. « Io non… cosa ne pensi di Andy adesso? »
Patrick non coglieva il nesso logico ma era abituato a ben peggio. Si limitò a dire, « Trovo che meno penso al fatto che adesso sia così e meno ho il rischio di arrivare a sera con un’emicrania. »
Joe agitò una mano. « Intendo, per te Andy è attraente? »
« Stiamo parlando di prima o dopo l’incidente-ovaie? »
Si bloccò e ci pensò su. « Non lo so » ammise a bassa voce.
« Capisco » sospirò. « Se vuoi sapere la mia, credo che abbia delle serie… pecche estetiche, sia maschio che femmina, ma non ci ho mai fatto davvero caso, né da maschio né da femmina. Credo anche che non fosse questo che volevi sentirti dire. » Sbuffò e lo guardò fisso. Capitolò in appena cinque secondi.
« È che… » Pausa. Si chinò a giocare con Hemingway, che gli leccò tutta una mano scodinzolando felice. « Ultimamente, lo- la vedo e mi vengono in mente cose assurde- cioè, non so come reagire… » Scrollò la testa come se servisse a mandare via la confusione. « Non mi pare giusto essere attratto da lui- lei- che ne so, solo perché adesso è una donna » concluse miseramente.
Solo perché adesso è una donna. Sì, certo grugnì internamente Patrick. « Sai cosa? Ti consiglio di pensarci su. Seriamente » aggiunse quando Joe alzò gli occhi su di lui con aria affranta. « Senza paraocchi. »

part deux
 
 
Current Mood: excitedexcited
 
 
 
mokona_89 on December 1st, 2009 09:53 am (UTC)
Ma che amore!!! *________________* Ti toccherà sorbirti il commentino pezzo per pezzo, mi dispiace. ;P
Patrick che urla perchè si vede davanti un paio di tette! XD Andy la prende con filosofia, invece. XD Va pure in giro mezzo svestito, come al solito. *_*
La farfallina dei falli? XDD *muore*
Andy vuole le tette grandi. Chissà come mai... LOL
PETE! OMG, you pervert! *ri-muore*
« Ti chiamo quando mi cambio. » Posso venire anch'io? :Q___
Autocombustione! Andy è hot! Oh mon dieu!
La Massoneria dei Batteristi? *O*
MATT! \0/ Io amo quell'uomo, e amo ancora di più te per averlo cacciato nella fic! *sbaciucchia*
Natasha. Natasha! No, cioè, tu sei un genio e non mi avevi detto nulla. Non si fa!
Povero Dirty! Povero... No, Pete se l'è cercata. U_U Ha sfidato il grande Andy/Andrea, una cosa che farebbe solo un pazzo, chiaramente.
Mix + negozio di biancheria = catastrofe. Lo sospettavo, ma adesso ne ho la prova. Povera Renee! XD
Renee è una donna malvagia e la amoH. Un tanga! *sghignazza*
Oh, Joe inizia ad avere dei dubbi. Finalmente apre gli occhi! è.è
Ah, che belle cose le erezioni durante i concerti! *squittisce*
Tu sei una brutta. Persona. Malata. Nooo, cosa te lo fa pensare? XP
Oh, PATRICK! ♥ ♥ ♥ ♥

Corro a leggere la seconda parte, sappi che questa è adorabile e pucciosa e divertente fino alle lacrime. *manda ammore*
Will P.p_will on December 3rd, 2009 05:59 pm (UTC)
Ma che amore!!! *________________* Ti toccherà sorbirti il commentino pezzo per pezzo, mi dispiace. ;P
Oh my, che problema. Sono proprio disperata. Ohimè, come farò? *deadpan*

« Ti chiamo quando mi cambio. » - Posso venire anch'io? :Q___
C'è la fila :Q_____

MATT! \0/ Io amo quell'uomo, e amo ancora di più te per averlo cacciato nella fic! *sbaciucchia*
Maaaaaaatt! \o/ Quell'idiota è amore, e anche Renee, e insieme sono così splendidi che per la loro meraviglia canon posso anche soprassedere al fatto che è HET. E poi sono tutti BFF e uggggh *draws heart around Fuck City*

*acchiappa amore al volo* Ma grazie *////* Tu invece sappi che adesso vado a gongolare un po' davanti alla seconda parte ♥